LA SALUBRITA’ DELL’AMBIENTE DI LAVORO. Meno patologie, più efficienza.

Quando progettiamo un ambiente di lavoro ci preoccupiamo che sia funzionale, esteticamente piacevole e che rispetti le norme di sicurezza.Ci chiediamo se gli ambienti interni in cui lavoriamo e viviamo sono salubri o inquinati?Siamo sicuri che se facessimo analizzare l’aria che respiriamo in ufficio otterremmo una certificazione di salubrità ambientale?Gli ambienti in cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate sono spesso così ben sigillati ed isolati da non far passare un filo d’aria, e possono insorgere malesseri quali sonnolenze, allergie, irritabilità e nevralgie che sono spesso determinati da sostanze definite Composti Organici Volatili (VOC), emesse dai materiali edili usati in fase di costruzione, dagli arredi, dai prodotti impiegati per la pulizia. Di fatto capita spesso che respiriamo quantità elevate di sostanze inquinanti, a volte fino a 5 volte superiori che all’esterno.E’ quindi importante nella progettazione e nella realizzazione degli spazi interni, considerare questi fattori inquinanti adottando dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) legati all’emissività chimica dei materiali impiegati per le rifiniture interne degli edifici:

  • controsoffitti e contropareti in cartongesso
  • isolanti
  • pitture e vernici
  • pavimenti vinilici ed in legno
  • tessili per pavimentazioni e rivestimenti
  • laminati per pavimenti e rivestimenti
  • adesivi e sigillanti
  • porte e finestre
  • materiali in legno ed in multistrato MDF
  • intonaci

Tale elenco è molto più sintetico rispetto ai CAM già in vigore e di quelli in via di definizione impiegati nella Pubblica Amministrazione quando vuole qualificare come “verde” la propria gara d’appalto.Il 21 gennaio 2016, infatti, sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i “Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della Pubblica Amministrazione”.Anche in ambito privato i principi di progettazione volti alla prevenzione ambientale devono portare a scegliere per esempio:

  • lana di vetro che non emette formaldeide
  • lastre di cartongesso o intonaci che sono in grado di neutralizzare fino all’80% della formaldeide contenuta negli ambienti
  • pitture e vernici naturali, ottenute con materie prime vegetali e minerali e totalmente esenti da derivati petrolchimici, resine acriliche, viniliche e alchidiche
  • adesivi organici minerali eco compatibili esenti da solventi, non tossici e a bassissimo rilascio di sostante VOC
  • materiali in legno o multistrato nonché pavimenti in parquet con marcatura CE, obbligatoria dal 1 marzo 2010, perché impone al produttore di dichiarare anche l’emissione di formaldeide che in Italia è necessariamente E1 ovvero minore di 0,1 parti per milione
  • pavimenti vinilici ed in laminato in possesso delle certificazioni richieste dalle normative europee, che utilizzano materiale sicuro esente da emissioni di VOC e da formaldeide
  • diluire gli inquinanti aerodispersi come i VOC garantendo un ricambio d’aria costante, quindi un miglioramento della qualità dell’aria negli ambienti ovvero installare impianti di ricambio di aria con recupero di calore o impianti di climatizzazione con presa d’aria esterna.

In definitiva progettare ambienti lavorativi che garantiscono salubrità consente di ottenere un duplice importante risultato: garantire la salute degli addetti e migliorare efficienza e produttività.

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